“Rapporto sui cristiani LGBT in Italia”

La dottoranda dell’Università di Padova Giuliana Arnone ha curato il ”Rapporto 2016 sulle realtà dei cristiani lgbt in Italia”. Si tratta di una fotografia di quelle realtà associative e non che si dicono cristiane e che si ispirano alle idee LGBT.

Il rapporto analizza 21 tra le 28 realtà esistenti oggi in Italia, sia di fede cattolica che non (evangelici, valdesi etc.). Perchè far parte di queste associazioni? Per “trovare un posto dove sentirsi accettati e accolti” risponde il 75% degli intervistati. Poi apprendiamo che il 67% di queste realtà viene ospitato da parrocchie cattoliche, il 19% da un ordine religioso e solo il 19% da chiese metodiste o valdesi.

E in merito a Papa Francesco cosa dicono gli intervistati? Per il 38%, la maggioranza relativa, il Papa non ha portato nessun cambiamento sulle tematiche Lgbt in seno alla Chiesa. Riguardo poi all’influenza pastorale che questi gruppi esercitano in seno alla Chiesa, si scopre che il 42% di essi è stato chiamato nelle parrocchie a parlare delle proprie attività.

L’Arnone così conclude: ”le diverse realtà di cristiani LGBT cercano principalmente un dialogo che parte ‘dal basso’, dalle piccole realtà, dalle persone ‘in carne ed ossa’ più che dall’istituzione ecclesiastica. In questo senso, non ci sono percorsi già stabiliti, ma aperture da parte di alcune parrocchie cattoliche e chiese evangeliche. L’inclusione delle persone LGBT cristiane è sempre dunque costantemente negoziata e ridefinita. Al di là dei diversi percorsi esistenti e dell’eterogeneità che caratterizza le realtà aggregative di cristiani LGBT italiani, dobbiamo rilevare che questo è un movimento in costante crescita che sta prendendo piede in seno alla comunità ecclesiale e rappresenta una realtà viva fonte di ‘contraddizione’ nella chiesa e nell’arena pubblica, cosa che spinge le comunità di cristiani a doversi confrontare con loro”.

E’ un bene che esistano gruppi come questi? Sì, a patto che servano per far abbandonare alle persone la propria condizione omosessuale o il proprio transessualismo. No, se servono per inoculare il virus dell’omosessualismo e del transessualismo negli ambienti cattolici.

http://www.gionata.org/rapporto-2016-sui-cristiani-lgbt-in-italia/

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