• VERO ECUMENISMO

Covid: protestanti vs Stato “salvano” la cattolicità

La battaglia di centinaia di chiese riformate canadesi contro il despota che limita la libertà religiosa e di culto si fonda su assunti fortemente cattolici che la Chiesa di Pietro non ama più menzionare. Si va dai princìpi non negoziabili, al bisogno della carnalità di Cristo, alla presenza pubblica della fede, alla missione di salvezza delle anime, al pagare anche con il carcere l’appartenenza a Dio, fino al bisogno di unità per non cedere al ricatto.

Se è vero che per un cristiano occorre dare tutto a Dio per dare anche a Cesare quel che gli spetta si capisce perché, a fronte di restrizioni molto pesanti della libertà religiosa, quasi cento chiese canadesi si sono unite contro il governo radicale di Justine Trudeau per continuare a celebrare il culto divino.

Non la Chiesa Cattolica, dunque, bensì quelle riformate, storicamente divise fra loro perché prive di una guida, si sono unite per affermare che non c’è esperienza divina senza chiesa, come sta scritto nel Vangelo: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Impressiona l’affermazione del bisogno di una fisicità e di una concretezza della fede, data dall’incarnazione, proprio da parte dei protestanti, storicamente separati dai cattolici dall’idea che la fede non ha bisogno di mediazioni e che basta che un’anima si metta davanti a Dio e alla Sua parola per viverla.

Eppure, mentre oggi sempre più sacerdoti e teologi cattolici affermano allo stesso modo che basta mettersi intimamente in comunione con Dio nelle proprie case per riceverlo, i protestanti dicono il contrario. E’ vero, Dio non conosce impedimenti, la chiesa domestica esiste e se le autorità vietano ogni culto, il Signore può comunque raggiungere in maniera straordinaria chi lo cerca. Ma ciò non può avvenire senza la coscienza di essere fatti oggetto di un'ingiustizia, senza sofferenza per una privazione e senza lotta per poter ricevere i sacramenti, partecipare alla Messa e vivere una esperienza comunitaria di salvezza. Infatti, la modalità normale con cui Cristo ha scelto di comunicarsi, conoscendo la debolezza e la natura relazionale dell’uomo (per cui si è fatto tale fino a condividerne la morte), avviene all’interno del suo corpo fisico che è la Chiesa, dei suoi sacramenti e della comunità dei credenti.

Perciò questi protestanti affermano nel loro manifesto “La Chiesa deve riunirsi”: "Noi sottoscritti, crediamo che le chiese e i credenti debbano continuare a riunirsi di persona per il culto pubblico con o senza il permesso delle autorità civili...pieghiamo le ginocchia e consacriamo la nostra vita al re Gesù, il capo della Chiesa e il nostro unico sovrano".

Inoltre, la coscienza di non poter affrontare da soli il despota che si vuole far sovrano di Dio, ha portato i firmatari (oltre ad un centinaio di chiese si sono aggiunti migliaia di singoli fedeli) e la Liberty Coalition (una rete di ecclesiastici, avvocati, imprenditori, semplici cittadini) che ha promosso l’iniziativa, ad unirsi perché “da soli non siamo in grado di produrre cambiamenti significativi, ma insieme, con una visione chiara per un futuro migliore, possiamo produrre un cambiamento per il bene di tutti i canadesi”. Affermando così un principio tipico della Chiesa Cattolica, di essere una presenza essenziale per il Bene Comune, usando come mezzo l’unità garantita da una autorità capace di darle forza. Ribadendo appunto che i cristiani possono dare il massimo alla sfera temporare solo se vivono pienamente quella religiosa.

Anche per questo il pastore James Coates, della chiesa GraceLife Church di Alberta, sta affrontando il carcere senza compromessi (non verrà rilasciato prima del processo per essersi rifiutato di promettere di non celebrare più il culto in chiesa). Coates è stato arrestato per aver violato le restrizioni governative al culto. Alla notizia si sono stretti a lui sia la sua comunità sia altri pastori che hanno garantito di essere pronti ad affrontare le stesse conseguenze. Tim Stephens, pastore della Fairview Baptist Church, ha affermato che sebbene “comprendiamo il pericolo del Covid-19 dobbiamo anche comprendere la pericolosità delle misure prese affinché la diffusione del virus si riduca”. Stephens si riferisce ad un tipo di salute che pare non più contemplata dallo Stato, che è quella psichica e dell’anima. Allo stesso modo nella dichiarazione si legge che “l'amore per il prossimo si occupa dell’uomo nella sua interezza, anima e corpo”, ma soprattutto mentre diversi sacerdoti mettono la salute del corpo come missione primaria della Chiesa, qui si legge “che la missione della Chiesa è la gloria di Dio nella salvezza dei peccatori”. Perciò diverse chiese, nonostante multe di decine di migliaia di dollari, continuano a resistere alle restrizioni.

Il pastore ha infatti parlato dell’aumento vertiginoso segnalato dai sondaggi del "consumo di droghe, aumento dei suicidi, pornografia...dalla devastazione economica, dalle perdite delle piccole imprese...Vogliamo prenderci cura di coloro che sono vulnerabili a causa delle restrizioni insieme a quelli resi vulnerabili a causa del Covid-19 ". Il pastore ha sottolineato così cosa significa davvero essere un ospedale da campo e l’importanza della presenza della Chiesa accanto agli uomini e alla vita della società, come la Chiesa Cattolica ha sempre affermato parlando di sussidiarietà. Stephens ha poi aggiunto che “la nostra chiesa, che si riunisce liberamente dalla fine di maggio, ha avuto zero casi di COVID-19. Non siamo una minaccia per la salute pubblica più di quanto lo siano le scuole ".

Infine, la dichiarazione parla della libertà di culto e religiosa come di “un principio non negoziabile", usando un termine profondamente cattolico eppure in disuso nella Chiesa di Pietro.

E’ così che, oltre ad aver svelato le intenzioni di molti cuori, il Coronavirus ha mostrato ancora di più la protestantizzazione della Chiesa cattolica e una certa cattolicizzazione di quella protestante. Ricordando che le paure dei singoli fedeli e sacerdoti (sia della malattia, sia delle autorità) non possono essere vinte senza la presenza salvifica e concreta del corpo di Cristo che è la Chiesa. A dirlo è proprio la dichiarazione: “Molti pastori hanno fallito nell'usare la parola "insieme" in riferimento a video preregistrati o riunioni virtuali. Altri ancora sostengono che l'incontro di persona non è "essenziale"". E così "il governo inizia a usare il nostro comportamento confuso (ossia la mancanza di unità, ndr) contro di noi…”.