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Le interviste "in ginocchio" di Fazio e Annunziata

Se l'ntervistatore si tiene alla larga da domande scomode e si mostra docile ai desiderata dell’intervistato, il servizio giornalistico assume i toni della propaganda. L'ultima gallery della serie interviste in ginocchio è andata in onda da Fazio (col ministro Speranza) e dall'Annunziata (con Zingaretti). 

Anni fa l’Ordine nazionale dei giornalisti denunciò Barbara D’Urso per esercizio abusivo della professione, non essendo la conduttrice Mediaset iscritta all’Albo, sulla base della seguente argomentazione: l’intervista è uno strumento esclusivamente giornalistico, volto a far emergere, dal colloquio tra il giornalista e l’intervistato, verità di interesse pubblico. In altre parole, solo il giornalista, nel rispetto della sua deontologia, sarebbe titolato a utilizzare l’intervista, al fine di garantire, in maniera assolutamente libera, imparziale e pluralista, il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati.

Se invece nell’intervista il giornalista si tiene alla larga da domande scomode e si mostra docile ai desiderata dell’intervistato, il servizio giornalistico assume i toni della propaganda più che del disvelamento di verità di interesse pubblico e non realizza le finalità per le quali è stato concepito. Ancor più se il contenitore è il servizio pubblico radiotelevisivo, sostenuto dal canone pagato da tutti i cittadini.

Domenica scorsa in ben due occasioni questi concetti sono straordinariamente tornati d’attualità, con tutte le riserve del caso. In serata il Ministro della Salute, Roberto Speranza, è stato ospite di Fabio Fazio, durante la trasmissione “Che tempo che fa”, su Rai3. Dopo essere sfuggito ai giornalisti per lungo tempo e dopo aver dovuto buttare al macero il suo ormai celebre libro sulla fine della pandemia, Il Ministro, che ieri ha anche rilasciato una lunga intervista al quotidiano La Repubblica, ha praticamente giocato in casa.

Chissà quanti giornalisti avrebbero voluto essere al posto di Fazio per poter rivolgere a Speranza domande di innegabile interesse pubblico come quelle riguardanti le presunte responsabilità del suo consulente Ranieri Guerra, ma anche di Silvio Brusaferro, del Cts, e di altri suoi collaboratori nell’inchiesta sul mancato aggiornamento del piano pandemico e su altri aspetti alquanto nebulosi della pandemia, sui quali sta indagando la Procura di Bergamo. Peraltro sembra che perfino il capo di gabinetto del Ministro fosse coinvolto nel tentativo di occultare le responsabilità del governo precedente, cioè di insabbiare il report dell’Organizzazione mondiale della sanità, dal quale emergerebbero gravi e imperdonabili colpe di chi ha gestito la pandemia fin dal suo inizio.

E invece Fazio si è mantenuto in superficie, non ha in alcun modo infierito, ma neppure ha scavato, come sarebbe stato opportuno fare, su quelle vicende ancora tutte da chiarire. Ha preferito alimentare ancora una volta la narrazione ufficiale delle varianti, dei vaccini, della prudenza da mantenere chissà ancora per quanto perché di ritorno alla normalità non si parla in alcun modo. Le vicende giudiziarie, che in passato servivano a Fazio per punzecchiare ospiti di altre aree politiche, sono state del tutto assenti nella sua lunga chiacchierata con Speranza.

Chi continua invano ad invitare in trasmissione il Ministro è Massimo Giletti che, sempre la domenica sera durante “Non è l’Arena”, su La 7, è tornato su quell’inchiesta, mostrando altri documenti e rammaricandosi di non aver potuto avere ospite Speranza. «Non viene mai da noi ma in questo momento è da Fazio», ha annunciato in modo provocatorio Giletti, mostrando per alcuni secondi il Ministro in diretta sulla rete concorrente.

Paura delle domande probabilmente graffianti che il conduttore de La 7 gli rivolgerebbe? Non si sa. Fatto sta che gli inviti proseguono e che purtroppo Giletti deve continuare ad accontentarsi del sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri.

Già nel pomeriggio di domenica chi era rilassato sul divano aveva dovuto digerire un altro discutibile esempio di “intervista in ginocchio”, fatta da Lucia Annunziata all’ex segretario del Pd, Nicola Zingaretti. La conduttrice di Rai 3, nel suo contenitore “In Mezz’ora”, se n’è guardata bene dal rivolgere domande al suo interlocutore sugli arresti per i rifiuti tra i funzionari della Regione Lazio (governata proprio da Zingaretti) o sullo scandalo delle assunzioni fatte sempre dalla Regione Lazio. Nulla di tutto questo. Meglio volare alto, parlare dei massimi sistemi, della politica e del futuro del Pd, anziché infilare il dito nella piaga delle inadempienze e delle nefandezze della giunta Zingaretti.

Non si può dimenticare come in passato la Annunziata, ospitando in studio Giorgia Meloni, anziché chiederle lumi sulle proposte economiche e sociali di Fratelli d’Italia, avesse preferito incalzarla sui temi del fascismo. Non si può dimenticare come in un passato più lontano la stessa Annunziata, intervistando Silvio Berlusconi, anziché chiedergli le sue ricette per il governo del Paese, fosse più che altro ossessionata dalle sue vicende giudiziarie, da Ruby, dai presunti festini di Arcore e dai guai che l’ex premier ha sempre avuto con la giustizia.

Il pregiudizio ideologico può giocare brutti scherzi, ma quando alberga in trasmissioni di primo piano della tv pubblica finisce per gettare una luce fosca sul giornalismo di servizio e sulla qualità dell’informazione pagata da tutti i cittadini. E qualcuno dovrebbe intervenire per ristabilire equilibrio e rispetto delle regole giuridiche e deontologiche, considerato che sia le leggi sulla Rai che il Testo unico dei doveri del giornalista impongono pluralismo, imparzialità e indipendenza nelle interviste e nelle cronache in generale.